Sotto il nome Cosmograph Daytona ci sono referenze molto diverse tra loro. Le più ricercate dai collezionisti sono quelle a carica manuale, prodotte fino alla fine degli anni Ottanta, prima del passaggio all’automatico.
Sono anche quelle su cui è più facile sbagliare: referenze confuse, ghiere sostituite, quadranti di anni diversi. Qui trovi come distinguere le principali.
Il pre-Daytona ref. 6238
Prima che sul quadrante comparisse il nome “Daytona”, Rolex produceva la referenza 6238, un cronografo sobrio della prima metà degli anni Sessanta.
Si riconosce subito perché ha la ghiera liscia in acciaio e la scala tachimetrica stampata sul quadrante, non sulla ghiera. Sembra più un orologio da tutti i giorni che un cronografo sportivo, e oggi lo cerca chi vuole un Rolex vintage poco appariscente.
Tecnicamente è già un Daytona, anche se non si chiama ancora così. Nella nostra selezione trovi un Pre-Daytona ref. 6238 del 1964.
L’arrivo del nome e la ghiera tachimetrica
Con la referenza 6239 la scala tachimetrica si sposta dal quadrante alla ghiera. Il Daytona prende così l’aspetto che conosciamo oggi, con i numeri sulla ghiera e il quadrante più pulito.
Le prime referenze di questa generazione hanno i pulsanti a pompa, cioè non avvitati: si premono direttamente. La cassa non è ancora una vera Oyster, quindi la tenuta all’acqua è limitata.
6263 e 6265: le ultime a carica manuale
Con le referenze 6263 e 6265 Rolex porta il cronografo dentro la cassa Oyster: corona e pulsanti a vite, tenuta molto migliore. Sotto, il calibro a carica manuale Valjoux 727. Restano in produzione per gran parte degli anni Settanta e Ottanta.
Le due referenze sono tecnicamente identiche. L’unica differenza è la ghiera:
- 6263: ghiera nera in materiale acrilico, con la scala tachimetrica in bianco.
- 6265: ghiera in acciaio, con la scala incisa.
A parità di condizioni la 6263 vale sensibilmente più della 6265. Per questo capita di trovare ghiere sostituite, ed è una delle prime cose da controllare.
I quadranti “exotic”, cioè Paul Newman
Il soprannome viene da Paul Newman, che ne portava uno. Il nome corretto è quadranti exotic: contatori con indici a blocchetto, scala esterna a gradini, spesso in due colori a contrasto.
All’epoca si vendevano poco e ne furono prodotti pochi. Oggi un quadrante exotic originale può valere più volte lo stesso orologio con quadrante normale, ed è per questo uno dei quadranti più falsificati e ristampati. Come riconoscere un originale lo spieghiamo nella guida sui quadranti originali.
Cosa controllare prima di comprare
Su un cronografo vintage non basta sapere se è autentico: bisogna capire quante parti sono ancora quelle originali. I punti da verificare sono questi:
- Coerenza tra referenza, numero di serie e anno: la configurazione deve corrispondere al periodo di produzione.
- Quadrante: stampa, lume, patina uniforme. Un quadrante perfetto su un orologio di cinquant’anni è sospetto.
- Ghiera: sulla 6263 l’acrilico si graffia e ingiallisce. Una ghiera impeccabile spesso è di sostituzione.
- Pulsanti e corona: devono essere quelli a vite, con la corretta firma.
- Cassa: anse assottigliate e spigoli arrotondati indicano lucidature ripetute, che tolgono valore.
- Movimento: il Valjoux 727 va fatto aprire e vedere da chi se ne intende.
Su un orologio di questo prezzo conta anche da chi lo si compra: ne parliamo nella guida su cosa controllare prima di comprare un orologio usato.
Il corredo
Su una Daytona vintage scatola, garanzia e punzonature originali pesano parecchio sul prezzo finale, e anche accessori come il bracciale Oyster ref. 7835 coevo hanno un mercato proprio.
Attenzione però ai corredi messi insieme dopo: una garanzia con un numero di cassa diverso da quello dell’orologio è peggio di nessuna garanzia.
Se stai valutando un cronografo Rolex d’epoca e vuoi un parere, scrivici o guarda gli orologi Rolex disponibili. Se puoi, vieni a vederli di persona nel nostro negozio a Firenze.