Il primo orologio digitale elettronico della storia è il Pulsar Time Computer, presentato dalla Hamilton Watch Company il 4 aprile 1972. Al posto delle lancette aveva un display a LED rossi, che si accendeva premendo un pulsante.
L’idea nasce da un film di Kubrick
Nel 1968 Stanley Kubrick sta girando 2001: Odissea nello spazio e ha bisogno di un orologio che sembri venire dal futuro. Lo chiede a Hamilton, che per il film realizza un orologio digitale da scena.
Non era un vero orologio da polso, ma a Hamilton rimase l’idea di mostrare l’ora con i numeri invece che con le lancette. Ci vollero quattro anni per trasformarla in un prodotto.
4 aprile 1972: il Pulsar
Il Pulsar arriva con un chip al quarzo per la misura del tempo e un display a LED rossi per mostrarla. La cassa della prima serie era in oro 18 carati e il prezzo 2.100 dollari: quanto una piccola automobile dell’epoca.
Quasi tutto il prezzo era dovuto all’elettronica, non all’oro. Ne furono prodotti 400 esemplari, venduti da rivenditori come Tiffany e Neiman-Marcus, e andarono esauriti in tre giorni.
Perché c’era un pulsante
Chi lo prende in mano oggi nota subito che il display è spento. È normale: i LED consumavano talmente tanto che tenerli accesi avrebbe prosciugato le batterie in poche ore: l’ora si mostrava solo premendo il pulsante, per qualche secondo.
Per lo stesso motivo i LED durarono poco: pochi anni dopo arrivarono gli schermi LCD, che consumavano molto meno e potevano restare sempre accesi.
Il modello in acciaio e il successo di massa
Al primo esemplare in oro seguì la versione in acciaio, con cassa più arrotondata, modulo elettronico migliorato e il pulsante spostato sul fianco. Costava molto meno e vendette moltissimo: è il Pulsar che si vede nelle foto degli anni Settanta.
Al polso lo portavano Elton John, Keith Richards, Gianni Agnelli, il presidente Gerald Ford, e soprattutto James Bond: Roger Moore ne indossa uno in Vivi e lascia morire, del 1973.
Come si colleziona oggi
Un Pulsar degli anni Settanta si valuta in modo diverso da un orologio meccanico. Le cose da controllare sono queste:
- Il modulo deve funzionare. L’elettronica di allora non si ripara come un movimento meccanico, e i ricambi si trovano solo su altri esemplari.
- Il display: tutti i segmenti devono accendersi, senza cifre parziali o zone spente.
- Il pulsante: deve rispondere subito, senza doverlo premere due volte.
- La cassa: sulle versioni dorate la placcatura si consuma sugli spigoli e sulle anse, ed è difficile da rifare bene.
- Il bracciale integrato, quando c’è: è specifico del modello e sostituirlo con uno generico si vede subito.
Come per gli orologi meccanici d’epoca, un esemplare originale con qualche segno vale più di uno rimesso a nuovo. Altri controlli utili sono nella guida su cosa controllare prima di comprare un orologio usato.
Perché collezionarlo
Il Pulsar si compra per la sua storia: è il primo orologio digitale elettronico, e da lì discendono tutti gli orologi digitali venuti dopo, smartwatch compresi.
Nella nostra selezione trovi un Pulsar Time Computer del 1972 in acciaio, con il suo display a LED e il bracciale integrato. Puoi vedere anche gli altri Pulsar disponibili o scriverci per informazioni.